A ognuno il suo luogo, a ognuno il suo cambiamento.

Io faccio così

Daniel Tarozzi ci ha guidato in tutte le regioni d’Italia alla scoperta di alcune realtà di cui non sospettavamo nemmeno l’esistenza.
Io faccio così è un inno al cambiamento, una doverosa presentazione di molte di quelle persone che hanno deciso di rallentare, di guardarsi alle spalle e iniziare una nuova vita, ma anche di storie di solidarietà, di collaborazione, di condivisione.

Dare una svolta alla propria vita, spesso con risvolti piuttosto radicali, presuppone una grande forza di volontà e qualcosa che come una molla spinge a cambiare le proprie abitudini. Assistere in prima persona a questa pluralità d’esperienze ha cambiato concretamente la sua vita quotidiana?

Assistere a centinaia di esperienze concrete di cambiamento, incontrando persone che non si limitavano a dire “vorrei” ma mi raccontavano quello che stavano già facendo, mi ha confermato che si può davvero sognare l’impossibile e realizzarlo. Ho visto soluzioni a quasi qualunque problema in questo Paese. Non è semplice, ci sono mille difficoltà, fatica, paure, ma è possibile e quando si realizza la gioia ripaga di ogni sforzo. Quindi sì, ha cambiato la mia vita perché ora so che non si tratta mai di capire se una cosa sia possibile ma solo di capire in che modo realizzare un determinato obiettivo.

Lei è giornalista, autore e regista di documentari, è attivo sui social networks e sui blog, e praticamente tutte le esperienze che lei ha descritto nel suo libro traggono forza dalla rete e si diffondono grazie ai media. Nel nostro Paese si produrrebbe un cambiamento più rapido se idealmente l’informazione avvenisse attraverso le nuove tecnologie di comunicazione e la saggistica d’attualità?

L’informazione avviene già, in gran parte, attraverso queste tecnologie. Il problema non sta solo nel mezzo, ma nel cosa contiene questo mezzo. Oggi l’informazione main stream (in tv, sui giornali e sulle grandi testate digitali) ripropone in gran parte la solita “manfrina”: dichiarazioni di politici,
finti dibattiti, cambio di segretari, calcio, cronaca nera e rosa, tragedie e disastri. L’informazione costruttiva, la segnalazione di ciò che funziona, il racconto di un intero pezzo di Paese che vive e si muove in modo radicalmente diverso da quello rappresentato normalmente, è totalmente cancellato.
E così milioni di persone vivono convinte di essere “sole”, di essere strane, e si sentono perse, disperate addirittura. In realtà l’Italia è già cambiata. Esiste una nuova forma pensiero, un nuovo modo di sentire e agire. Nuovo e antico insieme. Un movimento di movimenti che mette al centro le persone, le relazioni, il senso delle cose, il rispetto degli altri animali, del pianeta in cui si vive, la consapevolezza di un futuro possibile partendo dall’ora. Un mondo fatto di persone che cercano e trovano la felicità e la gioia nella riscoperta delle piccole cose, dell’autenticità, dell’incontro.

Il suo viaggio continua sul blog Italia che cambia, uno spazio in cui si può avere un ruolo attivo non solo attraverso una donazione ma anche collaborando alla creazione di relazioni e rafforzando la rete già esistente. L’uscita di Io faccio così nelle librerie ha fatto aumentare sensibilmente la partecipazione degli italiani a questo progetto?

Il progetto Italia che Cambia è molto ambizioso, ma è ancora ai suoi primi passi. Onestamente non sta ancora avendo la partecipazione che vorremmo. Ma la colpa non è certo delle persone che ci seguono. Evidentemente non abbiamo ancora trovato il modo migliore per coinvolgerle. Ci stiamo lavorando e presto ce la faremo!

Molto probabilmente a molte persone piacerebbe cambiare radicalmente la propria vita, ma le consuetudini e le relazioni sociali impediscono che questo desiderio si realizzi veramente. Posto che anche in questo caso vale il detto homo faber fortuna suae, che consiglio si potrebbe dare a coloro che vorrebbero cominciare a introdurre delicatamente dei cambiamenti nelle loro esistenze?

Non giudicarsi. Il concetto di cambiamento radicale può essere fuorviante. Il cambiamento che io racconto nel mio libro non è certamente solo quello di chi sceglie di “lasciare tutto” per andare in campagna e nutrirsi di bacche. Si tratta di un modo di vivere e sentire che coinvolge cittadini e contadini, associazioni e imprenditori, giovani e anziani. Un cambiamento che si può portare nelle scuole, nel proprio ufficio, nello stile di vita, nella relazione di coppia, nell’alimentazione, nel modo in cui ci si sposta. Ognuno di noi ha i suoi obiettivi, i suoi livelli di compromesso, i suoi valori. Io credo che il motto possa essere questo: “cambia tutto ciò che vuoi e puoi cambiare e ama ciò che non vuoi cambiare”. Il cambiamento è adesso. Non è mai domani. Poi può richiedere un percorso lungo, ma è ora, proprio ora, che avviene dentro di noi.

Chiarelettere, a proposito del cosiddetto “downshifting”, ha pubblicato i libri di Simone Perotti (Adesso basta, Avanti tutta): l’autore descrive la sua personale esperienza di cambiamento, una sorta di rivoluzione individuale e i suoi lati buoni e cattivi. Potrebbero essere delle letture complementari alla sua inchiesta?

Assolutamente sì. I libri di Simone Perotti anticipano e incorniciano molte delle esperienze che ho incontrato nel mio viaggio. Oggi il cambiamento del mondo può e deve partire dal cambiamento personale e il downshifting è uno dei fenomeni più probanti e significativi e riguarda tutte le fasce: ricchi e meno ricchi, giovani neolaureati e professionisti affermati.

L’ospitalità, o meglio, la convivialità, è uno degli aspetti più presenti negli incontri con le persone intervistate durante il suo viaggio in tutta la penisola, e spesso gli ecovillaggi e le comunità autonome aprono le loro porte al fine di accogliere nuovi ospiti: se uno dei suoi lettori volesse trascorrere le sue vacanze in uno di questi luoghi per prendere confidenza con le realtà da lei presentate, quali si sentirebbe di consigliare?

Non posso rispondere a questa domanda perché non me la sento di scegliere un’esperienza rispetto ad un’altra. Sono molto diverse tra loro e ce n’è per tutti i gusti. Più o meno “radicali”, più o meno isolate, con caratterizzazioni politiche, spirituali, personali. A ognuno il suo luogo, a ognuno il suo cambiamento.