I libri in televisione non dovrebbero vivere in un ghetto dorato ma circolare liberamente dentro tutti gli altri programmi.


Bruno Gambarotta

Bruno Gambarotta

Ombra di Giraffa

La RAI e la sua storia sono i veri protagonisti del romanzo di Bruno Gambarotta che, forte di una lunga carriera in radio e in televisione, ha molto da raccontare e da raccontarsi.

Delfina, l’assistente dei cinque protagonisti di “Ombra di giraffa”, nel corso del romanzo fa un’affermazione molto importante: “Abbiamo l’occasione di sperimentare quanto è grande il potere di chi inventa le storie, di chi decide come sarà il carattere dei personaggi …”. È esattamente questo che la spinge a scrivere?

Sì, è così, in quel momento Delfina esprime il mio pensiero.

Ci parli della sua sorprendente apparizione a metà romanzo. Una scelta premeditata oppure un’esigenza di copione?

Se scrivo un romanzo non c’è niente di premeditato. Navigo a vista, procedo a tentoni. Invidio gli scrittori in grado di tracciare un progetto, uno schema, una trama prima di iniziare a scrivere. Io non so mai dove andrò a parare, questo mi porta a perdere tanto tempo, a infilare vicoli ciechi e poi doverli abbandonare, ma diversamente per me diventerebbe un lavoro oltre a tutti quelli che già devo sbrigare. Volevo introdurre nel romanzo, incoraggiato anche dalla direttrice di Garzanti, Elisabetta Migliavada e dal mio editor interno alla casa editrice, il bravissimo Alessandro Monda, qualche mio ricordo dell’esperienza in Rai che loro mi avevano sentito raccontare a voce. Ma il problema era: a chi li metto in bocca? Per essere minimamente credibili dovevano uscire dalla bocca del mio avatar e così l’ho tirato in ballo a metà romanzo.

Scrivere per la televisione e scrivere un libro. In cosa cambia il processo creativo? Si presuppone che il pubblico non sia lo stesso?

Fra i due ambiti di scrittura ci sono differenze abissali. L’autore di un libro è totalmente libero al momento della scrittura, può spaziare in tutti gli ambiti. Dovrà poi, ma solo in un secondo tempo, fare i conti con le esigenze dell’editore se vuole essere pubblicato da un marchio prestigioso. Sovente si tratta di aspetti pratici: numero delle pagine per restare in un prezzo abbordabile per il lettore di quel genere di narrativa, titolo, risvolti, fascetta, insomma tutto l’extra testo.
Scrivere per la televisione comporta l’accettazione di regole precise, non solo di consegna, ma di tempi interni, di continuità nella narrazione, di ambientazioni. E’ inutile prevedere sequenze che comportino spese eccessive rispetto al badget, per l’impegno produttivo come incendi, rivolte di piazza, oppure location lontane, come Austrialia o Patagonia. Chi scrive per la televisione è ben pagato ma deve accettare l’idea che gli chiederanno continui aggiustamenti e riscritture. Infine: l’autore di un libro ha il suo nome che campeggia in copertina, quello di un testo televisivo sarà conosciuto e apprezzato solo dagli addetti ai lavori. Provate a domandare a un appassionato di cinema il nome degli sceneggiatori dei suoi film preferiti, nove volte su dieci non li saprà.

I cinque protagonisti, durante l’elaborazione della fiction, fanno riferimento a un ragazzo che “si è messo in testa di fare lo scrittore” per coronare il suo sogno, “le chiamano coì adesso…”. Si dovrebbe leggere qualcosa fra le righe di questa affermazione?

Non c’è nessun riferimento a un nome particolare. Intendevo alludere alla numerosa tribù dei giovani che frequentano il DAMS o la scuola Holden, nella speranza di trovare uno sbocco lavorativo nell’ambito della scrittura come professione.

Io penso che sia molto più salutare praticare l’esercizio della scrittura solo come secondo mestiere, in modo da mettersi al riparo dalle inevitabili delusioni e non essere costretti ad accettare dei compromessi umilianti perché si deve pur campare. Sono molto fiero dei tanti “no grazie” che ho detto a fronte di proposte di scritture servili o commerciali, grazie al fatto che la mia fonte di sussistenza era altrove.

“I romanzi che negli anni Sessanta erano fuori diritti sono stati tutti saccheggiati. La televisione ha raschiato il fondo del barile”. Si potrebbe parlare per ore degli adattamenti cinematografici dei classici della letteratura e ci piacerebbe porle moltissime domande a riguardo. Vuole approfittare di questo spazio per raccontarci le sue impressioni in proposito?

Non è una domanda ma l’incarico di scrivere un saggio. Molti romanzi moderni sono delle sceneggiature mascherate, pronti a diventare un film o uno sceneggiato televisivo. Per quanto riguarda la grande letteratura, non vado mai a vedere l’opera televisiva o cinematografica derivata da un libro che ho amato, voglio continuare a immaginare i personaggi come li ho visti leggendo. La traduzione di un romanzo in sequenze lo spoglia e lo riduce alla mera trama che non è che una delle componenti del testo. Funzionano meglio i lavori derivati da opere mediocri piuttosto che da capolavori. Per questi ultimi c’è una musica della prosa che è irripetibile.

Per rimanere in tema, pensiamo ad esempio a programmi come “Un pugno di libri”: come giudica il rapporto tra il mondo della televisione e quello della letteratura?

I libri in televisione non dovrebbero vivere in un ghetto dorato ma circolare liberamente dentro tutti gli altri programmi. In ogni ambiente gli scenografi dovrebbero essere obbligati a inserire almeno uno scaffale di libri. In ogni intervista a un personaggio il giornalista deve essere obbligato a chiedere al suo ospite: che libro sta leggendo in questo momento?

Ha mai pensato di raccogliere in un saggio tutti gli aneddoti e le impressioni che ha raccolto in tutti gli anni di carriera alla RAI?

Non ci ho mai pensato ma adesso che me lo suggerite potrei anche farlo.

Recensioni editoriali (2 recensioni)


Leggero ma non troppo, divertentissimo, a tratti spietato e malinconico, educato ma irriverente “Ombra di Giraffa” è in realtà un romanzo pretesto per raccontare alcuni succosi aneddoti capitati a Gambarotta durante la sua carriera in Rai [...].

È un'avventura umoristica, come è lui, e rocambolesca, come è stato il suo lavoro, dietro le quinte di una fiction. Qualcosa tipo «Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla Rai ma che in sessant'anni di storia nessuno ha mai osato dirvi».