È assurdo affermare che la cultura asiatica sia poco conosciuta e a malapena discussa approfonditamente


Xiaolu Guo

Xiaolu Guo

La Cina sono io

Xiaolu Guo è scrittrice e regista. La Cina sono io è la sua quinta opera in inglese.

La Cina sono io è pieno di energia, dallo spirito libero Iona che vive la sua vita come desidera, senza essere costretta o legata a nessuno, a Mu e Jian, il cui credo politico si scontra inevitabilmente con la mentalità ordinaria imposta dal governo. La musica, specialmente punk, è veramente importante per i personaggi ed è presente lungo l’intero corso della narrazione, così come nel suo film She, a Chinese. Quanto è importante per il suo lavoro questo genere di espressione?

Paragonata alla giovinezza in Occidente, la mia in Cina è trascorsa lontano dall’ambiente musicale. La prima volta che ho sentito i Beatles o i Doors avevo 18 o 19 anni e ho realizzato che ero una teenager provinciale e un po’ sfigata – forse per questo ero affamata di conocenza…fino a quando non ne sono stata travolta. Ma cose come i Sex Pistols arrivarono durante la mia esperienza alla scuola d’arte a Pechino. Desideravo avere la stessa sorta di energia nel mio lavoro, specialmente per i miei film. Ne La Cina sono io, la conversazione di Kublai Jian con Jonny Rotten è in qualche modo una nota a piè di pagina per il personaggio di Kublai jian, seppure vi sia della comicità.

Nel rapporto ambivalente con la sua patria — è oltraggiato dal governo ma realizza di provare una profonda nostalgia per la Cina quando si trova all’estero — vediamo inoltre qualcuno che si sente perduto. Desiderava rappresentare un aspetto dei giovani cinesi attraverso il personaggio di Jian?

Certamente. Specialmente i giovani degli anni Ottanta. Vorrei definire questa genrazione come l’ultima generazione romantica della Cina. Dopo questo periodo il materialismo ha preso piede nella società, includendovi la cultura giovanile. Questo è anche un fenomeno dell’Occidente.

Il romanzo copre molte decadi e Paesi, dalle proteste di piazza Tiananmenalla Londra contemporanea, dalla stazione metro di Belleville al paesaggio semidesertico e tardoautunnale di Creta. Come si traduce in termini di ricerca?

Desideravo anche scrivere della mia generazione cinese che aveva abbandonato il Paese, ma pure della gioventù globalizzata dei nostri giorni, le cui vite sono ovunque e in nessun posto allo stesso tempo. Questa è la caratteristica essenziale della nuova immigrazione nella nostra società – le persone si spostano da una città all’altra, tu, io e tutti coloro che conosciamo, e la tradizionale idea di “casa” non ha più connotazione geografica.

Lei è recentemente apparsa in molti articoli di giornali a proposito di un’affermazione pronunciata al Jaipur festival a proposito della sopravvalutazione della letteratura americana e dei lettori che vengono troppo raramente a contatto con la letteratura e la narrativa straniera. Ritiene che questo sia da imputare a una certa “paura del richio” da parte di editori, scrittori o degli stessi lettori? Considererebbe le sue opere “scomode” rispetto a quelle altrui?

Non credo di poter dirlo. Semplicemente vi è una cultura dominante nel mondo e poi vi sono diverse subculture nascoste in giro, che lottano per far sentire la loro voce. È assurdo affermare che la cultura asiatica sia poco conosciuta e a malapena discussa approfonditamente dato che l’Asia possiede la maggior parte della popolazione e le più forti radici culturali del mondo. Ma io non parlo qui di identità nazionale, io parlo della duplice maniera di imparare e conoscere che coinvolge Occidente e Oriente. Bisogna farlo, nel mondo contemporaneo.

Molte delle sue opere sono state scritte originariamente in cinese, ma i suoi romanzi più recenti in inglese. Posto che ormai solo una piccolissima parte delle pubblicazioni in inglese deriva da traduzioni, questo è stato un modo per reagire? Come ha influenzato la sua identità di scrittrice?

È una sfida difficile scrivere in due lingue allo stesso tempo. Ma mi piace il fatto di scrivere in una seconda lingua – obbliga lo scrittore a riflettere a riguardo delle proprie specificità e lo trascina fuori dallo schema delle competenze ormai solide a fronteggiare altre difficoltà per molti aspetti diverse.
Questo processo non può che arricchire lo scrittore e l’artista, indubbiamente.

Recensioni editoriali (2 recensioni)


È più onorevole, più utile, più sensato, più umano il martirio o il compromesso? Questo l’interrogativo che si intravede in filigrana in tutte le pagine di questo ambizioso romanzo in parte epistolare firmato da Xiaolu Guo, scrittrice ma soprattutto cineasta [...].

[...]un affascinante e complesso romanzo strutturato come un diario che parla di amore, di linguaggio e traduzioni, di letteratura, ma soprattutto ruota attorno al pivot di ogni artista cinese della sua generazione (è del 1973): la sanguinosa repressione di Piazza Tienanmen del 1989.