In Cade la terra ho potuto mettere ordine nel mio caos.


Carmen Pellegrino

Carmen Pellegrino

Cade la terra

Cade la terra è al momento uno dei libri più letti e recensiti del 2015. Ne parliamo con la sua autrice, Carmen Pellegrino.

“…una parola per volta, finché avrò vita, imbastirò la storia di questo paese.” dice Estella, la protagonista del libro. Scrivere questo libro si è rivelata anche per lei una sorta di esigenza?

Credo di sì. Ho sempre avuto netta la sensazione che non avrei potuto scrivere altro se non avessi prima concluso questo romanzo.

“Nella memoria porto i gesti, le moine dei ricordi, mentre davanti a me non c’è che questo modo della casa di restarsene in se stessa, curva come una bestia morente che tenta il riposo. Non crederò inutilmente alla perpetuità, so bene che la casa non ci sarà per sempre, ne vedo le crepe, gli scoppi nella struttura. Se mi avvicino ai muri ne carezzo la grana, la tocco come una pelle ferita.” Possiamo affermare che in Cade la terra vi sia la percezione che anche le case facciano in qualche modo parte della coralità dei personaggi?

Le case sono parte integrante del romanzo, come lo sono della mia vita, specialmente le case mancate. Esiste un tempo delle cose che seguo con più interesse rispetto al tempo degli uomini. E poi le case sono piene di tutte le vite e di tutte le età di chi le ha abitate.

“Presso i morti possiamo cessare di ricoprire il dolore con un suono di campane, nel tentativo ostinato di mandarlo via. Il dolore fa il suo giro, che non ha nulla di chiaro. Qualche volta diviene inerte, come una cicatrice. Altre volte si conficca come una spina sotto l’unghia, e lì resta.” Cade la terra è stato il terreno fertile in cui simili riflessioni hanno germogliato spontaneamente oppure ha semplicemente trovato il luogo ideale in cui trapiantarle?

Queste riflessioni mi accompagnano direi da sempre, sebbene in forma talvolta parecchio ingenua. In Cade la terra ho potuto mettere ordine nel mio caos. Credo alla contiguità fra i mondi, alla comunione – diceva Raboni – dei vivi con i morti. Chi non c’è più continua in qualche modo a far parte della nostra vita.

Nella sua nota, alla fine del libro, leggiamo: “Le biografie dei personaggi sono immaginarie. Così come i luoghi intorno ad Alento, le strade, la disposizione dei monti e delle grotte, che in questo modo esistono solo nella mia fantasia.” Nonostante questa affermazione abbiamo avuto l’impressione che in molte recensioni e interviste si sia cercato di ricondurre questi luoghi inventati ad altri esistenti. Ci chiediamo: l’indefinitezza spaventa?

Sì, c’è come un bisogno di riportare le cose alla realtà. Eppure, per quanto mi riguarda, ‘realtà’ è una parola tanto minacciosa…

Lei ringrazia numerosi poeti e scrittori per averle dato, attraverso le loro opere, la possibilità di trarre esperienza. Se dovesse inserire il suo libro nel solco di una tradizione letteraria in quale lo collocherebbe?

Ho a cuore la tradizione – se di tradizione si può parlare – dei narratori delle montagne, con le loro prose evocative e petrose. Ho a cuore gli scrittori che riescono a dar voce a un cappello, a un albero, a un muro scalcinato. Ho a cuore soprattutto i poeti.

Cade la terra è uno dei romanzi tra i più recensiti dall’inizio dell’anno: come ha accolto le opinioni e i giudizi di coloro che l’hanno letto?

Sono stata ben contenta di ogni riga dedicata al romanzo. Qualche volta mi sono sorpresa del significato assegnato a certi passaggi, che non immaginavo potessero determinare una certa interpretazione o un’altra, e mi è piaciuto. Tanta attenzione non era prevedibile, né scontata.

Abbandono, nostalgia, malinconia, infelicità e sconfitta sono solo alcune delle parole con cui si è cercato di descrivere la potenza del suo libro. Non si può non pensare che la scrittura di Cade la terra non abbia in qualche modo influenzato il suo stato d’animo. È così?

A volte sono un po’ malinconica, ma a proposito di malinconia Alberto Savinio la distingueva dalla tristezza perché mentre quest’ultima esclude il pensiero, la malinconia se ne alimenta. C’è poi da dire che non mi avvicino mai alle rovine con un carico di tristezza. Ne ho anzi tratto un modo della resistenza, una gioia anche tattile che viene dal vedere cose tutte spaccate e inerti resistere, nonostante tutto.

Tra le descrizioni più evocative del romanzo vi è sicuramente quella dell’olmo, un albero “del tipo fracassone, lievemente avvinazzato, con le radici che sembravano sfuggire al suolo con una ramificazione randagia che andava dove ce n’era bisogno, caduta la terra, cadute le stelle.” Se dovesse affidare ad un illustratore il compito di tramutare in immagini il suo libro, chi sceglierebbe?

Indicherei ancora una volta l’immagine che ho scelto per la copertina del libro, una foto del grande Jerry Uelsmann che evoca un albero fracassone, con le radici sparse e tutte in vista, un albero imponente il cui cespo è appunto una casa.

Recensioni editoriali (8 recensioni)


Quella che ci propone la Pellegrino è una laica resistenza: lei e il suo personaggio sono consapevoli che le cose vanno come devono andare, che il luoghi non possono che andare in pezzi e essere abbandonati, nonostante l’amore e la cura che ognuno di noi nutre.

C'è amore, in "Cade la terra", nostalgia, malinconia, ma anche brutalità, ferocia, indifferenza, speranze disattese, infelicità; c'è tutto ciò che abita nel cuore dell'uomo perchè lo sguardo dell'Autrice entra dritto nelle case, [...].

Carmen Pellegrino, con incanto ironia e infinita dolcezza – per rubare le parole alla poesia di Rilke da cui nasce il titolo del romanzo – rovescia le cose, livella i destini, regala la scena a quelli che una scena non l’hanno mai avuta: alle parole reticenti, ai rimasti indietro, alla morte, alla sconfitta, alle possibilità mancate e alla polvere.