Leggere è un’attività fortemente visionaria incomprensibile per chi non la pratica e comprensibilmente può generare invidia.


Cristina Petit

Cristina Petit

Qualcosa che somiglia al vero amore

Cristina Petit ci parla del suo romanzo e, soprattutto del potere dei libri.

« I fatti e i personaggi sono opera della fantasia dell’autrice che, se i casi della vita lo permetteranno, non esiterà a iniziare quello che sperimenta la protagonista di questo libro. ». Qualcosa che somiglia al vero amore si apre con questa importante premessa. Ci può raccontare qualcosa di più riguardo a questo suo buon proposito?

Mi piacerebbe sperimentare in modo strutturato quello che già faccio con i bambini.
A scuola uso i libri per molti motivi spesso legati a dinamiche di gruppo, conflitti, inclusione, valorizzazione del singolo, condivisione di regole ma anche solo per il piacere di passare del tempo stando bene insieme.
Uso i libri per la didattica di tutte le materie a partire dalla matematica in poi. Anzi proprio con la matematica ho trovato soluzioni incredibili per concetti faticosi e pesanti.
Li uso (ma meno spesso) anche in un rapporto 1/1.
Per la lettura ad alta voce prediligo l’albo illustrato per vari motivi: lunghezza, immediatezza, mia conoscenza bibliografica.
Tutto questo funziona e non sono assolutamente l’unica a sostenerlo, anzi si fa strada sempre di più questa consapevolezza e forza del libro.
Da un libro si parte per tantissimi altri dove.
Per la concretizzazione della mia idea si sta muovendo un gruppo che sarebbe pronto ad applicarla, vi aggiornerò!

Clémentine, la protagonista, ha ereditato dal padre la passione per le storie. Si tratta di un dato autobiografico oppure la sua vocazione di scrittrice è nata in un altro modo ?

Non è assolutamente un dato autobiografico, nel senso che non è stato mio padre; mia madre invece è una grande lettrice che però non ha mai voluto far proseliti di questa sua attività, forse l’esempio silenzioso e la torre di libri sul suo comodino sono valsi a qualcosa…

Così come la nonna, Clémentine nutre la sua anima di cose « buone e belle che accadevano, in cucina, fuori casa o anche nei libri ». Si accenna per la prima volta, con quest’affermazione, alla tematica più importante del libro, ovvero la « libroterapia ». : è la sua esperienza di insegnante che l’ha portata a considerare la lettura come potente farmaco per lo spirito?

Sicuramente sì, ma anche la sperimentazione su me stessa e sui miei bambini a casa.

Prima di pubblicare Qualcosa che somiglia al vero amore, la sua attività di scrittrice si è rivolta essenzialmente ai piccoli lettori : quali sono le difficoltà a cui va incontro uno scrittore quando per la prima volta si dedica a un’opera destinata a un pubblico di adulti?

Non lo so, perché mi sono ritrovata in tutto questo in non so esattamente quale modo. La critica forse?

Nel suo libro affronta un argomento molto sensibile, ovvero la tendenza a far coincidere i lettori con i secchioni, per i quali le persone « sono meno importanti di alcuni fogli di carta rilegati ». Per quale motivo, secondo lei, si è creata questa triste convinzione?

La nostra società della tv, secondo me non ama i lettori forti che preferiscono spesso tenerla spenta come me. Nei modi più svariati si sono insinuate idee e pregiudizi anche sui lettori, su tutti quelli che amano in un modo che sembra esagerato e maniacale questa attività che per ovvie ragioni isola e lascia fuori il mondo reale per aprirsi alle profondità della nostra anima e della nostra immaginazione.
Leggere è un’attività fortemente visionaria incomprensibile per chi non la pratica e comprensibilmente può generare invidia.

Nella famiglia di Rémy, il piccolo amico di Clémentine, si gioca con l’elenco telefonico : scegliendo uno dei tanti nomi al suo interno, si costruisce tutti insieme la storia di questa persona, lasciando libera la fantasia. E più facile costruire una vicenda a partire da un nome oppure il contrario?

Per me avviene a partire da un nome. Un nome racchiude il suono di tutte le persone che ti chiamano così dall’inizio della tua vita, e già lì, qualcosa comincia.

Il padre di Clémentine « aveva scritto una biografia di Camus che era nata come studio sull’autore, ma era poi diventata un bestseller » : casi editoriali del genere non si verificano molto spesso, e i saggi letterari, come la maggior parte della saggistica, non viene considerata nemmeno dai cosiddetti lettori forti. Quale potrebbe essere la formula per dare a una simile opera la risonanza di un bestseller ?

Forse lo svelare qualcosa di vero, importante e ancora sconosciuto proprio come fa il papà di Clémentine.

Certi editori « hanno aperto una casa editrice pensando che un libro possa cambiare la storia dell’uomo » : possiamo ancora credere che sia così oppure l’editoria ha in gran parte perso questa connotazione positiva?

Conosco personalmente tanti editori per bambini e ragazzi che vivono ancora il loro mestiere con questa grandiosa convinzione e alla lunga sono ripagati dal pubblico di genitori sempre più esigenti di bei libri per bambini e dai bambini che affinano il gusto.
Per gli editori per adulti, la mia piccola esperienza mi ha portato a conoscere solo persone appassionate, seppur dipendenti, sono comunque mosse da questo sentimento forte.

Quali sono le letture che nel suo personale percorso di libroterapia l’hanno più aiutata nel corso della sua vita?

Pollyanna
Piccole donne
Heidi
In tutte e tre c’è stato un personaggio che ha scavato in me e ha tirato fuori, o messo dentro qualcosa con cui continuo a fare i conti sebbene io non abbia più riletto questi libri.

Recensioni editoriali (2 recensioni)


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