Credo che presto ci stancheremo di essere incollati a uno schermo e torneremo a guardare il paesaggio scorrere dal finestrino .


Isabella Pedicini

Lorenzo Palmieri

Ricette umorali. Il bis

Dopo Ricette umorali, Isabella Pedicini torna a raccontarci la vita attraverso “palati in fuga, apericene e altre catastrofi”.

Le ricette descritte sconfinano spesso in spunti di lettura, esattamente come nel libro di Marta Elena Casanova Che libro mi metto oggi?, in cui la moda è un pretesto per parlare di libri e letteratura. Per non parlare poi di Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, praticamente un’enciclopedia medica in cui i farmaci da assumere per ogni malanno sono i libri stessi. Come potremmo fare per convincere i non lettori che letteratura e vita sono intrecciate indissolubilmente?

Penso che la lettura consenta la straordinaria possibilità di vivere altre vite e, nello stesso tempo, a causa della capacità di concentrazione richiesta, leggere permette di aderire con più presenza alla realtà aiutandoci, in parte, a decifrare il mondo.

Portare a spasso il cane apre “ un mondo incredibile di storie portate a spasso a cui tu hai libero accesso”: le sue Ricette umorali devono qualcosa al suo quattro zampe oppure questi racconti raccolti per strada non hanno influenza sulla sua scrittura?

Tra le ricette c’è ne è anche una dedicata al miglior amico dell’uomo. Si tratta di un omaggio a Liz e Chet, i due cagnolini con cui io e il mio compagno viviamo.
A partire dalle misteriosissime crocchette per quadrupedi, prende il la una narrazione dell’universo che ruota intorno agli animali domestici ai loro cosiddetti “padroni” (termine bruttissimo e inappropriato).

Nel suo libro lei parla di “biancopaginismo”, una sindrome che affligge coloro che si dedicano alla scrittura: le è mai venuto un attacco di biancopaginismo durante la stesura dei suoi libri? Come l’ha curato?

Forse l’unica ricetta che realmente fornisco nel libro è proprio quella per superare l’angoscia davanti alla pagina bianca, momento fondamentale dell’esercizio della scrittura. Personalmente suggerisco di stendere una materia informe e poi ripulire, limare, riverniciare il magma finché non assuma una forma commestibile.

“Esistono autrici e autori che ancora resistono agli identikit forniti, oggi, dalla televisione e dai giornali la cui fisionomia, tutt’ora, ci arriva distillata attraverso i profili della loro opera.” Quanto è difficile, per gli scrittori, lottare contro tale fenomeno?

Conosciamo, nel profondo, gli autori attraverso le loro opere. Magari fantastichiamo anche sul loro conto immaginando cose non vere. Poi arrivano i media ad aggiungere (o forse a togliere) qualcosa al libro. Ma è normale, è il nostro tempo. Anche io, nel mio piccolo, in questo momento sto rispondendo a un’intervista che accompagna Ricette Umorali nel suo percorso.

Il treno non è ancora partito e tu guardi languida il finestrino per la serie: “Anche quando avrò finito di leggere l’opera omnia di Sylvia Plath con relativa critica e testi inediti, avrò bisogno di lunghi momenti di contemplazione del paesaggio e quindi, sono di nuovo spiacente, ma non potrò parlare con voi lungo il tragitto”. Grazia Cherchi auspicava la creazione di uno scompartimento per lettori e taciturni: non è che il drastico calo del numero dei lettori sia da imputare a quest’epoca, caratterizzata da infiniti stimoli video e audio, piuttosto che alle persone stesse?

I nuovi linguaggi e le tecnologie, sempre più abbordabili e democratici, offrono alle persone più possibilità oggi di impiegare il proprio tempo. Nel caso dei viaggi in treno, spopola l’uso degli smartphone, ma parallelamente resistono attitudini immortali come la lettura di quotidiani, riviste, libri. Credo che presto ci stancheremo di essere incollati a uno schermo e torneremo a guardare il paesaggio scorrere dal finestrino. Ci tufferemo a capofitto in un articolo o in un romanzo per poi stupirci di essere già arrivati a destinazione.

“Con molta difficoltà mi adatto ai film tratti dai romanzi per un’unica egoistica ragione: sono io il regista della mia lettura. Capitolo per capitolo, ho dato i volti ai personaggi, scelto le voci, deciso i costumi, individuato le location, gli interni, gli esterni, gli arredi, le luci e il make-up.” A volte, e parliamo per esperienza personale, un libro si riesce a leggere senza che esso crei delle particolari immagini mentali: come mai questo può succedere?

Secondo me non è realmente così. Chi dice che un libro non evochi immagini mentali è un po’ come chi sostiene di non sognare. Non è possibile: è solo che razionalmente non ci si ricorda di aver sognato. Allo stesso modo, nella lettura probabilmente non ci accorgiamo di aver costruito visivamente la narrazione finché, a un certo punto, non ci imbattiamo in un film – quindi in una visione/sogno di un altro- che ci dia coscienza della nostra idea del libro.

“Ultimamente tutti gridano alla morte del libro cartaceo davanti al neonato e-book […]. Tutti strillano: è morto! è morto! Ma tutti si disperano su un feretro vuoto perché un e-book ancora in fasce non potrà mai rompere il cordone ombelicale che tanti, come me, hanno con l’oggetto libro.” Nonostante tutte le innovazioni tecnologiche che hanno stravolto la nostra vita come mai una delle resistenze più forti si attua nei confronti di una nuova forma di lettura e non di un altro ambito del quotidiano?

Gli e-book hanno il grande vantaggio di non pesare sulle schiene e sulle spalle dei lettori e di farsi leggere anche quando il vicino di letto spegne l’abat-jour, tuttavia il libro cartaceo si presta a un rapporto fisico, quasi carnale e viscerale, con chi legge. Orecchiette, sottolineature, appunti per me sono fondamentali e partecipano attivamente al processo di lettura.

Parliamo di romanzi culinariamente notevoli: quali desidera consigliare?

Consiglio un grande classico: “Casalinghitudine” di Clara Sereni.
E “Ricette Immorali” di Manuel Vasquez Montalban, testo bellissimo e da cui ho mutuato il titolo per i due libri sul cibo.

Siamo a giugno e non possiamo trattenerci dal chiederle: quali sono le ricette umorali per la spiaggia?

Consiglio, senza sensi di colpa, l’intero libro: è l’unico bis che può affrontare a testa alta la prova costume.

Recensioni editoriali (2 recensioni)


La Pedicini ha disegnato i suoi deliziosi quadretti intorno a citazioni colte (danzando tra Proust e Totò, Marinetti e Lady Gaga, tra canzone d’autore e proverbi napoletani), inserite a mo’ di inserti subliminali.
Come definire il suo linguaggio?
Un omaggio al “dadaismo” che è una delle sue grandi passioni.

Ogni capitolo prende in esame un solido della geometria euclidea: ricette da cubo, da prisma, da parallelepipedo si alternano raccontando letture, esperienze, umori e spigoli del carattere di chi si mette a tavola o ai fornelli.