Di impossibile, per l’immaginazione, c’è ben poco.


Lavinia Petti

Francesco Petti

Il ladro di nebbia

Alla scoperta del primo libro di Lavinia Petti, Il ladro di nebbia, insieme all’autrice.

Il ladro di nebbia si apre con una Presentazione in cui viene raccontata la storia della pubblicazione di questo romanzo. Come ha vissuto questa vera e propria avventura editoriale ?

Come tutto ciò che mi capita da una vita, e che trovo magnificamente espresso nelle parole che Hugh Grant diceva a Julia Roberts in Notting Hill: è stato bello. Surreale, ma bello.

Antonio Fonte, lo scrittore protagonista del suo romanzo, dichiara che la dedica in un libro è « incomprensibile per chiunque sulla faccia della Terra, a eccezione della persona cui era destinata ». Condivide questa affermazione oppure la dedica abbraccia, in fondo, un pubblico più ampio ?

Amo le dediche, mi piace trovarle in un libro. Racchiudono una specie di storia segreta, prima che la storia ufficiale inizi. Nella maggior parte dei casi, secondo me, è bello che possa capirla solo la persona a cui è destinata. Tutti gli altri hanno il dovere di immaginarla: è la storia che lo scrittore non racconterà mai.

«La prima e l’ultima frase di un libro valgono quanto metà dell’intera opera » è un altro assunto di Antonio Fonte. Incipit e conclusione hanno dato anche a lei particolare filo da torcere e li ha curati seguendo questo principio ?

L’idea originale de Il ladro di nebbia mi venne a 16 anni. Ero a scuola, ma passavo parecchio tempo nei corridoi. Ricordo che sul tavolo di Tina, la bidella dalle unghie e i capelli da strega, c’era una rivista aperta a una pagina, dove era trascritta una frase di un racconto di Truman Capote, L’arpa d’erba. Qualcosa mi scattò in testa e così su un fazzoletto buttai giù alcuni righi, gli stessi che adesso occupano la pagina del Preludio ne Il ladro di nebbia. All’epoca non esisteva niente della mia storia, ancora non sapevo che tipo di libro avrei scritto, ma sapevo esattamente che sarebbe iniziato e finito con quelle parole.

« L’idea che uno scrittore debba spiegare i libri che scrive non ha il minimo senso, è un’offesa al nostro lavoro. » : non c’è dubbio che Antonio abbia un bel caratterino e che più di qualche lettore potrebbe sentirsi a sua volta offeso da questa affermazione. Si è ispirata ad uno scrittore in particolare per caratterizzare il suo protagonista ?

Mi state indirettamente chiedendo se mi sono ispirata a me stessa per caratterizzare Antonio e se sono antipatica come lui? Certo che sì! Lui è senza dubbio sopra le righe, esasperato dal tempo in cui vive, dalla società, da se stesso. Ma c’è una caratteristica di Antonio che deve essere colta e tenuta a mente: nella maggior parte dei casi lui è sarcastico e usa il sarcasmo per difendersi.

«Un «narrastorie  « Ruba le vite degli altri », secondo quanto espresso da Genève e Antonio : è impossibile per uno scrittore creare un personaggio che sia interamente frutto della sua fantasia ?

Di impossibile, per l’immaginazione, c’è ben poco. Ma affinché un personaggio non rimanga solo un personaggio e diventi una persona, è fondamentale rubare dettagli alla realtà.

Il ladro di nebbia è ricco di immagini oniriche : ci può spiegare la loro genesi, come si sviluppano e come si riversano dalla sua fantasia al foglio di carta ?

Ci penso tantissimo. Resto ore e ore a lambiccarmi il cervello, alla ricerca dell’immagine che mi piace di più. Dev’essere onirica, ma insieme realistica, deve racchiudere in sé qualcosa di imprevedibile e allo stesso tempo di familiare. Quando sento che la mia scenografia è pronta, è come se avessi superato un livello: adesso è il turno delle parole, mi servono quelle più adatte a rendere l’atmosfera surreale. Infine, rifletto su come i personaggi si muoveranno su quello sfondo, come interagiranno tra loro e con quello che li circonda. In ogni caso, sono sempre all’inseguimento del così detto weird.

Alcune recensioni hanno cercato di rintracciare le fonti letterarie che l’hanno ispirata e, secondo noi, per tutta una serie di richiami testuali, il libro che più l’ha influenzata è La storia infinita di Michael Ende. Di quali echi letterari si è nutrita davvero la sua opera?

Avete vinto voi: Ende.

« Vorrei scrivere. Ma è stupido pensare di poter vivere di sole storie. » Anche lei si è confrontata con questo dilemma?

È un dilemma con cui convivo da una vita, da quando ho capito che l’unica cosa che davvero mi piaceva erano le storie.
Questo non è un mestiere normale, istituzionalizzato, che prevede un percorso accademico e una formazione prestabilita. Ma è un rischio che si conosce in anticipo, lo affrontiamo preparati, per amore delle parole scritte. E poi, quel che sarà sarà.

Il protagonista, a un certo punto, trova un libro, La Notte dei Cristalli, frutto indubbiamente della sua penna ma che non ricorda di aver scritto: «ogni idea gli risultava nuova, ogni frase gli era estranea.»: lei cos’ha provato rileggendo Il ladro di nebbia ?

Adoro questa domanda! Avendolo scritto a 17 anni e ripreso a 26 la sensazione che ho provato è stata esattamente quella che ho descritto. Non è un passo casuale: leggendo La Notte dei Cristalli Antonio si sente a disagio, come mi sono sentita io rileggendo Il ladro di nebbia. È stato strano, sorprendente e imbarazzante. Avevo bisogno di sublimare questa emozione, perciò l’ho affidata a lui e al suo manoscritto.

Se potesse farlo, quale oggetto recupererebbe dall’Ufficio Oggetti Smarriti?

La città di Damasco. Un’estate. Una bambola dai capelli biondi. Decine di calzini risucchiati dalla lavatrice. Alcune foto con mia nonna. Un libro di cui non ricordo il nome, che lessi a dodici anni. E, proprio ultimamente, la mia pennetta USB a forma di scimmia: con lei se ne sono andate alcune storie. Questa terribile perdita è stata un colpo al cuore, la sto ancora cercando, ma è più facile trovare qualcosa a Tirnaìl che nella mia stanza.

Recensioni editoriali (3 recensioni)


Lavinia Petti è stata brava a costruire un mondo fantastico, ma ancor di più è stata abile a trovare i personaggi giusti da far muovere all’interno di questo per dare vita ad una bella favola per adulti, una favola che spesso porta il lettore a riflettere sul senso della vita, sui desideri, sui sogni…

Un romanzo ricco di storie, di avventure. Così tante e difficili da riassumere. Un romanzo il cui ricordo non vuole finire in quel famoso Ufficio Oggetti Smarriti

Una scrittura elegante per un romanzo semi onirico che sfugge a precise definizioni di genere: in parte urban fantasy, con un’ambientazione sospesa tra i Quartieri Spagnoli di Napoli (città dove Lavinia è nata nel 1988) e un mondo che forse esiste solo nella mente del protagonista e che echeggia la Barcellona magica di Zafon.