Penso che Sibilla abbia toccato un punto fondamentale, almeno per ciò che riguarda l'idea che ho dello scrivere e della letteratura...


Simone Caltabellota

Simone Caltabellota

Un amore degli anni Venti

Alla scoperta di Sibilla Aleramo da un punto di vista d’eccezione: la sua storia d’amore con Giulio Parise.

Un amore degli anni Venti racconta la storia d’amore tra Giulio Parise e Sibilla Aleramo. I documenti che costituiscono il punto di partenza delle sue ricerche sono conservati presso la Fondazione Gramsci, e sono costituiti da due fascicoli, Prova I e Prova II, all’interno dell’Archivio Aleramo, “che nessuno fino ad oggi sembra aver preso davvero in considerazione”. Com’è stato possibile, nonostante l’interesse nei confronti della figura dell’Aleramo, che lei stato (fortunatamente) il primo ad occuparsene?

Non lo so. O meglio, non posso avere la certezza di saperlo. Quello che è certo è che quanti si sono occupati fino ad oggi di Sibilla Aleramo l’hanno fatto privilegiando il contesto letterario (e quindi le relazioni con altri scrittori) e l’aspetto del “femminismo” di Sibilla. Il nome di Giulio Parise non dava alcuna indicazione in questo senso: non è un letterato nel senso stretto del termine, la sua figura e l’ambiente dell’esoterismo romano sono troppo lontani rispetto alle consuete indagini degli studiosi e degli accademici italiani. Non escludo inoltre una certa dose di “sospetto” verso le frequentazioni di Sibilla degli anni Venti: Arturo Onofri, Girolamo Comi, Julius Evola, i circoli teosofici e spiritualisti….

Le sue ricerche a riguardo del giovane amante della scrittrice non sono state semplici, “era scivolato in qualche crepa del tempo”. Sarebbe possibile, al giorno d’oggi, sparire allo stesso modo, senza lasciar traccia?

Forse no. A meno di evitare completamente di usare social media, di pubblicare articoli e libri, di trovarsi perciò a costruire un’immagine pubblica del proprio Sè.

Com’è stato accolto Un amore degli anni Venti tra gli specialisti di Sibilla Aleramo?

Francamente non ne ho idea.

La storia d’amore tra Giulio e Sibilla si svolge durante quella che lei definisce “l’ultima luminosa stagione della cultura italiana per molti e molti anni a venire”. Quanti anni bisogna aspettare per veder di nuovo risplendere il panorama culturale della penisola?

Non lo so. Spero che non sia già troppo tardi.

Il critico Pancrazi, in una recensione pubblicata sul Corriere della Sera a proposito del romanzo dell’Aleramo intitolato Amo, dunque sono, scrive: Come quelle del Signore, infinite sono anche le vie del romanzo. Condivide questa affermazione?

Trovo che la recensione di Pancrazi ad Amo, dunque sono (che ritengo un romanzo splendido) sia intessuta di intelligente doppiezza: perciò mi è impossibile decontestualizzare l’affermazione dall’articolo nel suo complesso, elogiativo e diminutivo al tempo stesso, venato di misoginia e imbarazzo nei confronti di quanto narrato nel libro.

Sibilla cerca di descrivere la sorta di iniziazione esoterica a cui Giulio Parise la spinge, ma nel tentativo afferma “Il vocabolario mi diviene incerto, in quest’accostamento a zone ignote”. È interessante questa considerazione, in qualità di scrittore lei cosa ne pensa?

Penso che Sibilla abbia toccato un punto fondamentale, almeno per ciò che riguarda l’idea che ho dello scrivere e della letteratura. Il diario “segreto” del tentativo di iniziazione e di uscita da sé da lei tenuto su richiesta di Giulio è un documento letterario straordinario, che non ha uguali nella tradizione letteraria del Novecento italiano.

Nella nota bibliografica, che contiene anche i ringraziamenti, afferma che la sua ricerca su Giulio e Sibilla non è ancora terminata: ha già pensato a come procedere e quale direzione dare ai suoi prossimi studi.

Sì. Vedremo se sarà effettivamente così.

A conclusione del libro vi è una nutrita bibliografia per approfondire ulteriormente la Roma dell’epoca, con una particolare attenzione verso i movimenti esoterici e filosofici e sui personaggi presentati. Si tratta, chiramente, di saggistica, ma se un lettore volesse tentare un apporccio alle stesse tematiche attraverso la narrativa, quali libri vorrebbe consigliare?

Sono rari gli esempi di scrittori italiani che abbiano centrato la propria opera su questi temi. Uno di essi, e per me il più grande, è Giorgio Vigolo.

Recensioni editoriali (3 recensioni)


[...]“Un amore degli anni Venti” va letto come il primo incon­tro tra la let­te­ra­tura ita­liana e un con­tro­verso, fasci­noso e nero spi­rito del secolo scorso, una biz­zarra crea­tura, mezzo gigolò, mezzo mago, silen­zioso e influente; maz­zi­niano, mezzo fasci­sta e mezzo repub­bli­cano.

Per il libro, Caltabellota scandaglia i luoghi frequentati dai due personaggi, le sedi di circoli, giornali e riviste, al Verano (dov'è sepolta anche la donna) scopre la tomba di Lucio con la data di morte sbagliata. E da lì, lentamente ma pervicacemente, a ritroso, risuscita quello che Sibilla, anni dopo, chiamerà «quel sogno che fu, forse, il mio più profondo».

Una pagina di storia e letteratura rimasta sepolta sotto una coltre di polvere, ma affascinante, descritta benissimo e scaturita da ricerche con ogni evidenza certosine e appassionate.