Nemmeno Houdini potrebbe essere una storia scritta da un passante che si è seduto su una panchina riva lago e ha osservato la vita di paese scorrere.


Alessio Mussinelli

Alessio Mussinelli

Nemmeno Houdini

Accomodatevi vicino a noi, Alessio Mussinelli ci parla di Nemmeno Houdini (e non solo).

Nemmeno Houdini è caratterizzato da una grande coralità e umorismo, e molti lettori e recensori si sono scatenati alla ricerca dei riferimenti letterari e degli autori che l’hanno ispirata. Ci può dire finalmente quali sono stati i suoi maestri?

Ce ne sono molti, di genere diverso. Ogni libro letto nel corso degli anni è stato di insegnamento. Ho attinto a piene mani dagli scaffali, a partire dai fumetti della Disney, Roald Dahl, i libri del Battello a Vapore, poi i romanzi di formazione letti nel periodo scolastico, i libri presi in prestito dalla libreria dei miei genitori e mai più restituiti. Ogni autore, nel bene o nel male, ha lasciato un’impronta che considero importante, anche se poi non di tutti i libri letti si vede l’influenza all’interno dei miei testi.

Al termine del libro, nei ringraziamenti, lei si rivolge agli anziani, «Ai vecchi in genere : mi sento dei vostri. ». è questa vicinanza alla vecchiaia, e quindi, per estensione, ad un’epoca ormai trascorsa, che si deve la scelta dell’ambientazione storica?

L’ambientazione storica è stata dettata da un richiamo emotivo ai racconti dei nonni. A loro devo la passione per le storie, per i piccoli aneddoti che sono alla base degli equivoci e incomprensioni tipici della commedia italiana. Il ringraziamento al mondo degli anziani è legato al tentativo di osservare la società con i loro occhi. Appartengono a una generazione che ha vissuto in condizioni difficili, in cui l’obiettivo non era l’acquisto a rate di uno smartphone ma il tozzo di pane da mangiare per cena. Per questo nel loro modo di osservare persone e situazioni si percepisce immediatamente la differenza tra un privilegio e un bisogno, tra superfluo e necessario. Più passa il tempo più questa capacità diviene rara, e più m’affascina.

Ci può spiegare la scelta di compiere un salto temporale, omettendo giusto gli anni della guerra?

Sono una persona cui piace scherzare, ridere e sdrammatizzare su tutto, ma sentivo che il terreno della seconda guerra mondiale non era calpestabile. Nemmeno Houdini potrebbe essere una storia scritta da un passante che si è seduto su una panchina riva lago e ha osservato la vita di paese scorrere. Non avrei saputo far scorrere la vicenda con la stessa naturalezza e semplicità sapendo d’essere in periodo bellico. Ho sentito più opportuno compiere un balzo, non disturbare le memorie, fare in modo che il paese si svegliasse qualche anno dopo, uguale a prima, curato dal tempo che con il suo procedere inesorabile è una medicina portentosa.

Un romanzo storico presuppone sempre una ricerca legata agli avvenimenti che hanno caratterizzato l’epoca trattata e, soprattutto, necessita un approfondimento dal punto di vista sociale. Come ha affrontato questo specifico aspetto?

Si affronta il più possibile attraverso la documentazione. Al giorno d’oggi è abbastanza semplice approfondire un’epoca storica recuperando informazioni dalla rete o dai libri, ma a essere sincero non definirei Nemmeno Houdini un romanzo storico. È piuttosto una commedia allegorica, dove le dinamiche che si scatenano sono le stesse di oggi, traslate su un piano temporale diverso mediante la descrizione di comportamenti che oggi definirei vintage ma non troppo. Il domestico arraffone, il ragazzo dalle speranze infrante, il disgraziato in cerca del facile successo, il giovane sfruttato con vanagloriose promesse, sono temi che potrebbero essere collocati anche in tempi moderni: la provincia italiana nonostante gli sconvolgimenti del mondo è sempre la stessa.

In Nemmeno Houdini è presente l’uso del dialetto parlato sul lago d’Iseo : come ha raggiunto un equilibrio testuale tra le inserzioni di questa varietà di bergamasco e l’italiano?

Cerco di non esagerare con le espressioni dialettali, le uso con parsimonia, e nella valutazione del giusto equilibrio seguo i consigli della casa editrice che, avendo sede ha Roma, è un buon banco di prova. Le loro indicazioni portano molti frutti, evidenziano i punti in cui la forma dialettale diventa troppo insistente, o dove invece l’espressione è calzante, vivace e al tempo stesso comprensibile. M’impegno a non forzare la mano, come il procedere del tracciato di un sismografo: avanza lentamente su una linea dritta e solo di tanto in tanto ha un picco improvviso. Ecco, se nella lingua parlata mi lascio andare più spesso verso il dialetto, nella scrittura cerco di usarlo solo per quei picchi.

Torniamo ai ringraziamenti, in particolare a quelli rivolti ad alcuni dei suoi librai, nonché amici, di fiducia e ai librai in genere « i mestieri difficili sono sempre i migliori, tenete duro ». Può spiegarci questa affermazione?

Ho avuto modo, con l’uscita di Nemmeno le galline e poi con Nemmeno Houdini, di conoscere e frequentare più librerie di quanto avessi potuto fare prima. Sono venuto a conoscenza di persone meravigliose, che non solo coltivano la passione per la lettura, ma la promuovono e incentivano con il cuore in mano. Osservare tanta passione fare a pugni con le condizioni economiche di un mercato in rapido mutamento come quello dell’editoria mi crea un profondo dispiacere. Una decina d’anni fa un professore mi disse che “la felicità non è questione di merito”, piuttosto un mix di talento, fortuna e provvidenza divina. Ecco, io auguro a tutti i librai, che ogni giorno lavorano seriamente e che sanno consigliarti un libro anche solo guardandoti l’acconciatura, di confutare questo principio. Auguro loro che l’impegno profuso – da solo, senza stratagemmi, cabale o colpi di fortuna – basti a raggiungere la felicità in ambito personale e professionale.

Recensioni editoriali (4 recensioni)


Il registro che ne risulta è insolito e scorrevole; incuriosisce e tiene agganciati. Peccato alcune sviste non da poco. A pag. 116 l’autista della vedova dice: “Allacciatevi le cinture”. Su una Balilla anteguerra non c’erano le cinture, men che meno dietro.
Per due volte si parla di animalista, termine che nasce negli anni ’80.
Verso la fine c’è una battuta sul punto G. Idem come sopra: viene teorizzato quasi quarant’anni più tardi.

In Nemmeno Houdini, Alessio Mussinelli ha saputo ricamare tante trame fresche e divertenti riunendole in un lavoro completo senza rattoppi. Ha creato una storia corale in cui ogni piccola apparizione ha il suo significato e ha arricchito l’intera opera di un umorismo spigliato,

L’ironia, il sarcasmo, l’umorismo vengono mescolati sapientemente e danno vita ad un libro che vi terrà tantissima compagnia, che vi chiederà di leggerlo tutto d’un fiato e vi lascerà con un piacevole retrogusto.