Ho cercato semplicemente di seguire una sensibilità letteraria nuova che stava maturando in me

Apri gli occhi

Qualche domanda a Matteo Righetto a proposito del suo ultimo romanzo.

Ci può raccontare come sia nata l’idea di raccontare una tematica così delicata quale la morte di un figlio?

Volevo raccontare una storia che avesse come tema centrale l’elaborazione di un rimorso postumo, il più grande tra i rimorsi possibili: quello di non aver fatto abbastanza per la persona più cara, per l’amore vero, per le cose che contano di più nella vita, salvo accorgersene quando ormai è troppo tardi.

Vi sono capitoli interi in cui dominano i verbi al futuro, caricano di aspettativa un epilogo che il lettore può indovinare senza per questo evitare la tensione della narrazione. Come è giunto a questa scelta stilistica?

Non è stato facile e mi rendevo conto che sarebbe stata una scelta difficile, però provandoci capivo che funzionava esteticamente e narrativamente. Il futuro corrisponde a una voce per così dire precettiva che in qualche modo sospinge Luigi e Francesca a compiere una sorta di viaggio riparatore, un rito al quale non possono sottrarsi in nome della comune fedeltà a una promessa mai scritta.

Una delle recensioni al libro afferma che Apri gli occhi è «scandito con il ritmo di un noir». Cosa ne pensa di questa affermazione?

Non mi convince, in verità. Il fatto che in un romanzo via sia una tensione crescente o, per così dire, l’uso parziale delle tecniche della suspence, non significa che tale romanzo sia un noir.

Quali difficoltà ha incontrato nel passaggio dal genere noir e pulp al romanzo tout court?

Onestamente non molte, nel senso che ho cercato semplicemente di seguire una sensibilità letteraria nuova che stava maturando in me, e ho provato a farlo con la massima onestà intellettuale, sapendo che avrei anche rischiato di perdere i miei primi lettori.

Lei è stato docente presso la Scuola Holden. Questa esperienza di insegnamento ha in qualche modo influenzato la sua attività di scrittore?

La mia attività di docente di scrittura creativa ha riguardato soprattutto il progetto Scuola Twain. Le esperienze maturate in questi contesti, e tuttora nelle scuole, mi influenzano come scrittore nella misura in cui mi influenzano tutti i rapporti umani e professionali basati su un dialogo e una dialettica incentrata sulla didattica della narrazione.

Cosa significa far parte del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna?

Significa essenzialmente coltivare la passione e la consapevolezza che la montagna, la natura e l’ambiente alpino non sono soltanto luoghi di relax o di performances sportive, ma anche patrimoni culturali che possono ispirare la narrativa e letteratura. E significa anche sentirsi piccoli discepoli del grande Mario Rigoni Stern.

Recensioni editoriali (3 recensioni)


Un libro delicato e profondo, epico e simbolico, che ad ogni scena stupisce, ed esige nel lettore la capacità di stupirsi.

Il romanzo diventa un percorso interiore, tra sofferenza e riscatto, scandito con il ritmo di un noir.

il romanzo di Righetto trova il centro di gravità. E lo fa rallentando le parole, centellinando le emozioni. Dimostrando che uno scrittore può partire alla velocità della luce, nel suo percorso narrativo, per poi ritrovarsi a contemplere i silenzi, le ombre.