È un messaggio importante spiegato con semplicità e ironia ma soprattutto rivolto a tutti


Arianna Porcelli Safonov

Arianna Porcelli Safonov

Fottuta campagna

Se la vita a contatto con la natura e lontana dai ritmi stressanti della città continua ad essere il vostro chiodo fisso allora questa intervista fa per voi!

Quando l’idea di trasferirsi in campagna fa capolino «gli amici che ti capiscono ti mandano link, film e spunti utili per convincerti a toglierti dalle palle e a trasferirti in cima a una montagna come si faceva un tempo con i parroci scomodi.»: quali di questi suggerimenti si sono rivelati illuminanti?

Ci sono stati 3 suggerimenti illuminanti:
Uno intellettuale, il libro di Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca, un testo difficile, profondo che mi è stato consigliato proprio da un parroco scomodo!!! Ero alla ricerca di storie inedite di donne coraggiose, meglio se italiane. Adriana di certo lo è stata.
Il secondo è stato un suggerimento più leggero, quindi pieno di spunti vivi su cui lavorare: Il pianeta verde.
Una storia assurda in cui viene fatto del servizio sociale molto utile che forse è anche un po’ quello che ha Fottuta Campagna: raccontare un argomento importante attraverso il sorriso.

All’inizio del libro lei afferma che, in una fase iniziale, aveva elaborato una sorta di «dizionario con tutti i moralismi e le illusioni che affollano un modello base di cervello adulto»: la trattatistica di un paio di secoli fa possiede comunque un suo fascino, ha abbandonato del tutto questa idea?

Si, l’ho abbandonata: per produrre un testo completo che includa tutti “i disturbi da luogo comune” dovrei scrivere a quattro mani con uno psichiatra e temo la categoria.

Fottuta campagna viene presentata al lettore come la sua vera esperienza di cittadina in un contesto bucolico, sebbene sia lampante, o addirittura dichiarato (come nel caso del capitolo dedicato al «lato erotico della campagna» che suo padre è esortato a saltare!) che vi siano alcune concessioni alla finzione letteraria. Come ha dosato la fantasia nel suo libro?

Non l’ho dosata: avevo a disposizione personaggi reali giù di per sé irriverenti e interessanti, che ho utilizzato come punto di partenza per dare colore al racconto.

Ad uso del lettore, alla fine del libro, viene presentata una lista di parole chiave che potranno essere d’aiuto per non cadere vittime dell’illusione di una visione bucolica e patinata della campagna, insistendo quindi sugli aspetti negativi di quest’ultima. Ci può fare un elenco che sia invece ottimista?

Il Vademecum per sottomettere la campagna che si trova alla fine del libro, è già di per sé la buona notizia: sorridendo si affrontano piccoli, grandi drammi della vita in un luogo che, come anticipo, sa essere ostile, ma mai quanto la città che tante persone si abituano a subire da anni. Quindi l’elenco è presto fatto. La campagna, intesa come grandi spazi verdi abitabili, è un luogo dove si possono incontrare tante cose preziose di noi stessi che abbiamo perduto: la semplicità, il silenzio, l’ossigeno, il cibo vero, la percezione della stagionalità, gli anziani, il vino naturale ancora venduto ad un prezzo giusto, perché considerato ancora il vino dei contadini.

Ha già pensato a cosa fare quando i suoi vicini di casa cercheranno di capire se nel libro ci sono finiti anche loro e non solo la campagna?

Le persone che ho conosciuto sono solo uno spunto slegato dalle caratteristiche reali. Altrimenti avrei dovuto trovare una casa in Polonia prima di pubblicare Fottuta campagna!

In più punti del libro richiama l’attenzione sul fatto che Fottuta campagna sia un prodotto commerciale: quali iniziative sono previste per promuovere questa divertente immersione agreste?

E’ commerciale nel senso che è un messaggio importante spiegato con semplicità e ironia ma soprattutto rivolto a tutti perché tutti siamo coinvolti nel luogo comune e nello sfruttamento degli spazi verdi.
Ho pronto un format web, un programma che racconterà l’agricoltura (quella vera!) e le scelte di gente che non vuole fare moda ma lavorare con la natura in maniera innovativa. Siamo in cantiere, speriamo non un cantiere coi tempi italiani!

«Fottuta campagna è il racconto di come la mia vita sia stata messa in pericolo dall’illusione di conoscere a fondo il significato della parola campagna». Ironia a parte, può dire di essere soddisfatta della sua scelta?

Assolutamente si. E sono felice di ammettere che oggi, a 33 anni, ho capito che ognuno ha il suo habitat: il mio è col sedere sull’erba o al massimo sulla sabbia! Chissà che non arrivi presto “Fottuto Mare”!

Recensioni editoriali (1 recensione)


Fottuta Campagna è una presa in giro di molti luoghi comuni, fra questi il più divertente, forse, ma ce ne sono anche altri… è quello che prende di mira il Mondo Biologico.