Per me parlare di cibo è interessante quando è un pretesto narrativo per raccontare di persone, luoghi, abitudini, tradizioni.


Sara Porro

Bob Noto

Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città

Sara Porro ci racconta la scrittura e la cucina!

Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città è il suo racconto di viaggio in Perù, nel senso più classico del termine: si parla dei mezzi di trasporto utilizzati, degli incontri con le persone che vi abitano, i loro usi e le loro tradizioni, le esperienze vissute e questo include, ovviamente, anche la scoperta della cucina peruviana. Avrebbe preferito collaborare alla redazione di una vera e propria guida culinaria oppure la dimensione narrativa è esattamente ciò a cui desiderava dedicarsi?

In Italia spesso la scrittura di cibo è confinata a due ambiti specifici: le ricette e le recensioni dei ristoranti. È un approccio riduttivo in cui non mi riconosco, il cibo è uno dei pilastri della cultura materiale. Per me parlare di cibo è interessante quando è un pretesto narrativo per raccontare di persone, luoghi, abitudini, tradizioni. Questo è quello che ho provato a fare con questo libro.

Che differenza c’è tra la redazione di un post destinato a essere pubblicato su un blog e la scrittura di un libro?

La stessa differenza che passa tra il fare un giro di corsa intorno all’isolato e affrontare una maratona: il formato lungo richiede tutt’altro stato di forma della scrittura. Un libro ha bisogno di più respiro e di più gambe di un articolo, e i difetti di scrittura che in un post o in un articolo potrebbero quasi passare inosservati in un libro sono amplificati. Scrivere questo libro mi ha costretto a confrontarmi con i limiti della mia scrittura – le soluzioni narrative cui ricorro troppo spesso, la difficoltà nel trasformare una serie di aneddoti in un racconto coerente – e a un allenamento piuttosto strenuo. (Ho tirato troppo per le lunghe questa metafora sportiva? ;-)

Lei collabora con i suoi articoli ad alcuni blog destinati ad un pubblico internazionale, ad esempio Sauce Milan e Food Republic, entrambi in inglese e luogo di incontro virtuale fra collaboratori di tutto il mondo. Come cambia l’approccio a un pubblico così variegato, non solo italiano?

Molto spesso l’Italia viene raccontata al resto del mondo da persone che hanno viaggiato in Italia oppure vivono in Italia da expat, e sebbene io convinta che questa prospettiva “esterna” sul nostro paese sia molto importante, penso che altrettanto abbiamo bisogno di essere anche noi a raccontarci, perché necessariamente una persona non madrelingua non coglierà tutte le sfumature di un’altra cultura. Nel caso dell’Italia, tantissima della cultura del cibo passa ad esempio dal dialetto, o da tradizioni che viste dall’esterno sono poco leggibili o comprensibili. Mi piace provare a raccontare agli altri la mia città, Milano, e il nostro paese, lo considero un privilegio e una responsabilità.

Un altro importante social network che ormai garantisce grande visibilità è Instagram, e la troviamo anche qui con (ad oggi) 808 posts e 2749 followers: in che modo vive la fotografia come mezzo di narrazione?

Argh. Non lo dico con leziosità: sono sinceramente imbarazzata dalla scarsa qualità delle mie foto. Oltre a mancare di tecnica, temo di mancare di quell’elusivo talento che è lo “sguardo”. Ma come una persona cui manca un senso ha gli altri acuiti, spero che questa “cecità” relativa abbia contribuito a aumentare la mia volontà di raccontare con le parole in modo quanto più efficace possibile.

Il suo libro è stato pubblicato da EDT nella collana Allacarta, “che esplora il gusto del raccontare. Grandi narratori contemporanei si immergono nei luoghi del proprio cuore con l’ausilio del più passionale dei sensi: la gola.”. È più facile che un “non-lettore” si avvicini in questo modo alla lettura o è più semplice che un “non-cuoco” si appassioni alla cucina?

Non esistono “non lettori” né “non cuochi”, ci sono solo persone che leggono poco o cucinano poco. Qualunque occasione è buona per appassionarsi a queste due attività, che possono essere entrambe fonte di enorme piacere nella vita quotidiana, oltre che essere due tra gli strumenti più importanti che abbiamo per avere un rapporto profondo con il mondo che ci circonda.

Nel 2015 lei ha vinto insieme a Bastianich il Premio Bancarella della Cucina per l’autobiografia Giuseppino. Dopo aver pubblicato il suo Manuale di sopravvivenza amazzonica `preferisce ancora essere una co-autrice o ha trovato la sua strada nel mondo letterario della cucina?

Non ho mai pensato a me stessa come a una co-autrice di professione: come spesso ha detto anche Joe, quel libro non sarebbe mai esistito se non fosse stato per l’amicizia che ci lega. Lui aveva una storia da raccontare, e ha chiesto a me di farlo perché ci conosciamo bene e riteneva che io fossi la persona giusta a cui affidare la storia del suo legame con l’Italia.

Recensioni editoriali (3 recensioni)


Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine, come tutti quelli della collana Allacarta, è un libro leggero, lettura veloce e scorrevole, che forse se non conoscete la struttura di questi libricini potrebbe lasciarvi un po' di amaro in bocca (già che parliamo di cibo...).

Quando una lettura, per leggera che sia, si rivela capace di suggerire più interpretazioni, come una scatola cinese in cui è bello perdersi fin dopo aver sfogliato l’ultima pagina, l’obiettivo dell’autore può dirsi compiuto.

[...]lo sguardo di Sara non è mai banale e onnivora la curiosità che lo nutre.